Bosco Bianco

Bosco Bianco di Diego Galdino

Bosco BiancoTitolo: Bosco Bianco

Serie: Stand Alone

Autore:  Diego Galdino

Genere: Narrativa

Tipo di finale: concluso

Narrazione:  terza persona

Data di pubblicazione: 4 aprile 2019

Editore: self-publishing

TRAMA:

Nel suo testamento, la signora Chiara Pizzi lascia in eredità Bosco Bianco, una bellissima e storica tenuta affacciata sulla costiera amalfitana, a suo nipote Samuele Milleri, figlio di sua sorella e alla signorina Maia Antonini, figlia della sua più cara amica d’infanzia.

Si racconta che a Bosco Bianco sia nascosto il diario segreto del leggendario scrittore americano Albert Grant.

Proprio per questo motivo Andrea Razzi, ricco uomo d’affari, con velleità politiche, vuole entrarne in possesso a qualsiasi costo, tanto da acquistare da Samuele Milleri la sua metà di Bosco Bianco appena ereditata, approfittando dei suoi gravi problemi finanziari, per poi obbligare Giorgio Betti, il suo migliore e fascinoso agente immobiliare, a fingersi il nipote della vecchia proprietaria per cercare di convincere Maia Antonini a vendergli la sua parte della tenuta, anche a costo di farla innamorare di lui.

Ma vivere a Bosco Bianco, seppur per pochissimo tempo, può cambiare il destino delle persone.

Lo sapeva bene lo scrittore americano Albert Grant, che aveva fatto dell’amore la sua ragione di vita perchè come scritto alla fine del suo libro più famoso… “Per perdersi non serve un posto, basta una persona”

Ama ogni parte di me

Per la prima volta ho avuto la fortuna di leggere un libro di Diego Galdino e con il suo Bosco Bianco è stato come sognare.

Diego Galdino non è, infatti, un semplice scrittore ma un vero e proprio artista.

Le parole delle sue pagine diventano contorni e sfumature di un bellissimo dipinto ed è impossibile non ammirare il risultato finale e non provare tutte le emozioni che esso suscita.

Bosco Bianco è il nome della storica tenuta situata a Santa Maria, una piccola cittadina della costiera amalfitana.

« Esprimeva il meglio dello stile del diciottesimo secolo, costruita su due piani, con mattoni provenienti dalla vicina isola di Santa Caterina, era circondata da piccole colonne in legno di ciliegio verniciate di bianco come tutto il resto della casa. Con le sue settantadue finestre, incastonate sotto i portici delle doppie verande, riusciva ad abbracciare l’intera vista della scogliera di Santa Maria. Come se non bastasse, a renderla quasi al limite della fantasia umana, vi erano trenta querce secolari che ne coprivano l’entrata principale, nascondendola coi loro rami agli occhi della gente. Tutto ciò contribuì, con il passare degli anni, a creare intorno ad essa un alone di magico mistero.».

La proprietaria, Chiara Pizzi, prima di morire scrisse un testamento nel quale lasciava in eredità la tenuta per metà a Maia Antonini, figlia di una sua carissima amica e, l’altra metà invece, a suo nipote Samuele Milleri.

Quest’ultimo alcolizzato, sommerso dai debiti di gioco e quindi bisognoso di soldi, non aveva esitato un attimo a vendere la sua parte ad Andrea Razzi, un ricco proprietario alberghiero e titolare di un’agenzia immobiliare.

Adesso, l’obiettivo del sig. Razzi, è quello di trasformare la tenuta in un hotel extralusso e soprattutto mettere le mani sul diario, di notevolissimo valore, manoscritto dal leggendario scrittore americano Albert Grant.

Secondo alcuni racconti popolari, lo stesso autore, durante una delle sue vacanze trascorse alla tenuta, avrebbe accuratamente nascosto questo diario proprio all’interno di Bosco Bianco.

L’unico modo che ha Razzi per diventare il proprietario esclusivo di Bosco Bianco è quello di convincere Maia a vendergli anche la sua metà (probabilmente l’autore ha voluto ignorare il diritto di prelazione di Maia che avrebbe reso nullo l’atto di compravendita tra Milleri e Razzi).

Razzi, conosce una sola persona in grado di raggiungere questo difficile risultato, Giorgio Betti, non solo il suo miglior agente immobiliare ma anche un uomo di grande fascino.

In pratica, dovrà convincere Maia a vendere la sua parte della tenuta e, per farlo, dovrà fingere di essere il nipote della signora Pizzi, cioè Samuele Milleri.

Giorgio è pronto a partire per le vacanze con le sue due figlie, quando viene costretto a prendere parte a questo folle piano e partire quindi alla volta di Santa Maria.

Tutto filerebbe liscio se la magia dell’amore non intervenisse a scombinare i piani.

I due protagonisti sono persone normali, che hanno sofferto a causa di amori finiti male, ma altrettanto eccezionali nella umana e personale fragilità.

Maia è una scrittrice di fiabe per bambini ed ha alle spalle un matrimonio fallito a causa del fatto che il suo ex marito, non era stato in grado di accettare la sua infertilità.

Anche Giorgio è separato dalla madre delle sue due figlie, Giorgia e Gaia. Lui stesso ha posto fine al loro rapporto quando si è reso conto di non averla mai amata veramente.

Tra Maia e Giorgio (che lei crede essere Samuele) sarà amore. Quello vero, indimenticabile.

Ma loro saranno in grado di difenderlo anche di fronte alla scoperta di bugie ed inganni?

Bosco Bianco è un romanzo che si presta benissimo ad essere considerato una  favola moderna, dove è possibile sognare ed essere felici anche per chi ha dovuto rialzarsi dopo il fallimento di una relazione importante.

La felicità è un diritto di tutti.

A prescindere dal destinatario, se l’amore è vero, forte e sincero, non potrà essere fermato da nessuno ostacolo.

Perché innamorarsi è come una magia.

«“Papà, secondo te che rumore fa l’amore quando arriva?”

“Puff!”

Puff?”

“Sì… Come una magia.”»

La tenuta Bosco Bianco rappresenta un rifugio fatato di pace che ognuno di noi meriterebbe di avere.

Esso potrebbe essere un luogo reale, un giardino, un casa oppure un angolo della nostra mente dove poter creare una raccolta di ricordi e di emozioni positive che rievocate, siano in grado di dare un senso di tranquillità e di infondere fiducia sulla possibilità concreta per tutti di essere felici.

«Ho sempre considerato Bosco Bianco come la linea di confine tra il sogno di come vorresti che fosse ogni posto e la consapevolezza che non potrà mai esserlo.”»

Bosco Bianco

Diego Galdino, come Giorgio, non sembra credere all’amore eterno, quello del “per sempre”.

Ma penso di poter affermare che crede, però, nell’amore vero, quello che nel presente ti coinvolge e ti stravolge in modo totalizzante e che, per mantenersi vivo, giorno dopo giorno, deve mantenere la sua intensità costantemente, come fosse il primo.

In Bosco Bianco, l’autore ci regala un tripudio alla forza dei sentimenti, alla bellezza della natura, alla magia dei ricordi e della fantasia.

Una penna appassionata e appassionante, capace di tratteggiare un’ambientazione contemporanea, con un garbo e una delicatezza tali da richiamare l’eleganza ed il fascino di un tempo passato.

Non si può non leggere questo imperdibile e poetico romanzo senza farsi catturare dalla magia sprigionata dalle sue parole.

Sperando di poter leggere al più presto tantissimi altri libri di Diego Galdino, concludo con una bellissima dedica ad un amore perduto, contenuta in Bosco Bianco, che rileggendola, anche adesso, mi fa emozionare e vibrare il cuore…

«Lui è stato il mio sole e il sole non si può spegnere. Ora diventerò un girasole a testa in giù e non lo seguirò più. Ma il mio cuore la pensa in maniera diversa, il mio cuore ha bisogno di calore… E niente scalda più del sole….»

La storia che volevamo

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