Sorry

Sorry di Lee Ann Keats

SorryTitolo: Sorry

Serie: Stand Alone

Autore: Lee Ann Keats

Genere:  Contemporary romance

Tipo di finale: concluso

Narrazione:  Prima persona, POV protagonista femminile (Tiffany)

Data di pubblicazione: 5  novembre 2019

Editore: Queen Edizioni

TRAMA:

L’avvincente romanzo di Lee Ann Keats è la storia di una ragazza apparentemente qualsiasi, che tuttavia dovrà fronteggiare, con una personalità inaspettatamente forte e tutt’altro che scontata, le innumerevoli avversità che per lei ha in serbo la vita.

Tiffany Hayes ha un “sacchetto rosso dei ricordi” in cui man mano ripone gli oggetti che segnano in qualche modo la sua vita, un elemento che, insieme alle splendide citazioni tratte da alcune opere di Virginia Woolf, fa da filo conduttore a questa storia intensa e indimenticabile, che indaga la crescita

di una protagonista dalla personalità inaspettatamente forte e tutt’altro che scontata. Le vicende si svolgono in un’incantevole scenario sul Tamigi: a Canvey Island prima e poi a Londra, tra vicissitudini famigliari e un grande amore segretamente custodito che potrebbe sbocciare in qualcosa di inaspettato e meraviglioso.

In genere mi concedo del tempo prima di scrivere una recensione, ma in questo caso sento la necessità di farlo subito, adesso, che ho finito di leggere Sorry di Lee Ann Keats da poche ore e che le parole di questo romanzo, vorticano ancora nella mia testa, e si stanno depositando nel mio cuore.

Spero, così, di trasmettere al meglio tutte le sensazioni che mi ha suscitato “Sorry”, perché le cose che mi ha lasciato dentro sono state numerose ed intense .

“Sorry”, è un romanzo veramente EMOZIONANTE.

La giovane protagonista, di questa bellissima storia, vive a Canvey Island e si chiama Tiffany Hayes.

Lei è figlia unica, ma i suoi genitori, contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, non si sono mai dimostrati amorevoli nei suoi confronti, anzi, ogni occasione è buona per farla sentire inadeguata ed incapace.

«Per loro non valevo nulla. Ero semplicemente “Tif”. Odiavo quando mi chiamavano così! Il mio vero nome è Tiffany, ma nessuno lo pronunciava per intero. Nessuno esplorava le mie vere sensazioni. Era come avere le ali e non poterle usare. Era come rimanere ormeggiati in un porto dove non attraccava nessuno.»

Soprattutto la madre sembra proprio detestarla.

«La mamma mi accusava sempre di essere il suo fallimento più grande. Io non reagivo e mi sentivo veramente inutile.»

Tiffany, nonostante tutto, prova un grande affetto verso i suoi familiari, e cerca di fare del suo meglio per non deluderli e ottenere la loro considerazione.

Ma crescere circondata da persone che le ripetono continuamente di essere incapace, la rende inevitabilmente insicura e remissiva.

Tiffany soffre, ma in silenzio. Un suo modo per esorcizzare le difficoltà è quello di conservare, dentro un sacchetto di stoffa rossa, tanti piccoli oggetti che rappresentano gli episodi più importanti della sua vita. Numerosi sono quelli brutti e pochi ma importantissimi quelli belli.

Questi ultimi oggetti sono collegati ai momenti più significativi vissuti con l’unica persona capace di capirla, ascoltarla e confortarla, che la apprezza e la ama sinceramente: il suo migliore amico George.

«“I miei sentimenti per te sono come le onde, raggiungono sempre la riva. Non nascondermi il segreto del tuo cuore, lascia che lo ascolti, lascia che ti aiuti, come tu fai sempre con me.”»

Quel sacchetto rosso è presto destinato ad arricchirsi, di altri oggetti importanti, dal momento in cui, una sua vecchia conoscenza, diventa il perno del suo mondo. Si tratta del figlio di  Susan e Fred Miller, amici fraterni dei suoi genitori, ed il suo nome è Beau Miller.

«Beau e io non avevamo mai giocato insieme, c’erano ben sei anni di differenza. Quando avevo dieci anni lui ne aveva sedici ed era sempre accompagnato da bellissime ragazze. Lui era il successo, io l’insuccesso dei miei genitori.»

In seguito ad alcune circostanze, i due ragazzi si ritrovano a passare del tempo insieme ed  il loro rapporto cambia.

«Si abbassò verso il mio volto e mi baciò. Non fu un bacio lungo o forte, un bacio che non ti lascia respirare. Fu solo una carezza alle mie labbra. Una tenue carezza. Fu il mio primo bacio.»

In un mix poetico di metafore e simbolismi, la protagonista ci narra in prima persona la sua storia; ci rende partecipi del suo vissuto, tra ricordi del passato e momenti del presente, ci  ammalia, trasmettendo i suoi profondi pensieri , ed, infine, ci conquista per la sua incredibile capacità di trasformarsi da brutto anatroccolo a meraviglioso cigno.

Subisce tante ed ingiustificate cattiverie soprattutto da chi ama. E nonostante ciò non ne resta sopraffatta; le custodisce dentro di sé, ed al momento opportuno, riesce ad utilizzarle come leve in grado di sbalzare via dal suo cuore, il macigno che loro stesse vi avevano depositato. Quelle stesse esperienze negative le daranno la forza per spiccare il volo ed essere libera dai giudizi, dai pregiudizi e dalle incomprensioni. Di raggiungere, in pratica, tutto quello che ha sempre desiderato: amare ed essere amata, sentirsi degna di considerazione e meritevole di riconoscimenti.

Tiffany subirà, dolore dopo dolore, cattiveria dopo cattiveria, un’evoluzione, che la stessa autrice, Lee Ann Keats, paragona a quella delle giraffe che, per sopravvivere, hanno dovuto allungare il collo in modo da superare tutti gli ostacoli e raggiungere, così, le cime più alte.

«Lo specchio sopra il comò rifletteva il volto di una ragazza che non diceva mai nulla a nessuno, una ragazza chiusa nel suo silenzio. I miei occhi celesti, i miei capelli biondi, il mio fisico senza forme… erano particolari troppo comuni.

Ero insignificante…

Ero debole.

Ero un tassello fragile nella catena della sopravvivenza, dovevo essere annullata oppure dovevo imparare a sopravvivere per adeguarmi al sistema, o quantomeno dovevo riuscire a farmi accettare.»

L’amore sarà la forza in grado di smuovere ogni cosa, di costruire speranze e distruggere allo stesso tempo ogni certezza. L’amore, sempre e comunque, fondamentale nell’incessante divenire degli eventi.

Sorry

Sorry, inoltre, è un tributo alla bellezza espressa in tutte le sue forme! La bellezza della natura che prende forma nell’arte, che si esprime attraverso i versi sublimi delle poesie.

La bellezza esteriore di Beau che si rispecchia in quella dell’anima sensibile di Tiffany. Loro due come parti che si contrappongono e si sovrappongono, si amalgamano uno nell’altro, ed insieme diventano raggiante bellezza.

La natura, inoltre, dettagliatamente descritta, con la sua forza, con le sue sfumature, con i suoi colori,  tra luci ed ombre, sole e pioggia, vento e temporali, diventa portavoce dei sentimenti e delle emozioni. E, soprattutto, più tangibile la profondità delle sensazioni provate da Tiffany.

Una narrazione sontuosa, che ricorda i grandi classici, termini ricercati che si armonizzano perfettamente alla contestualizzazione contemporanea.

Un connubio perfetto tra i profondi versi delle opere di Virginia Woolf (Le onde e Una stanza tutta per sé) e l’incedere degli eventi che caratterizzano la vita di Tiffany.

L’autrice, Lee Ann Keats, incastona perfettamente, come un diamante al suo anello, le citazioni della Woolf con il testo di “Sorry”, dando, così, vita ad un vero e proprio gioiello.

Straordinario il ruolo simbolico del sacchetto rosso quale bagaglio emotivo custodito nell’anima, contenente tutte le esperienze più significative della vita, anche le più dolorose; quelle che, sul momento, annientano ma poi fortificano, rendono capaci di affrontare ogni ostacolo, e rafforzano la personalità. Fanno maturare, donano consapevolezza e fanno diventare adulti.

Ogni dolore di ieri diventa forza di oggi e sarà risorsa per il domani.

Sorry” potrebbe essere il libro perfetto da leggere durante le festività natalizie, in procinto di accogliere il nuovo anno, perché potrebbe ricordare, a chi ne ha bisogno, che tutte le esperienze negative vissute nell’anno che si sta concludendo possono diventare le armi vincenti per affrontare al meglio le future battaglie.

«Dicono che in caso di tempesta bisogna battere le ali nella fiducia che dopo la tormenta verrà il sole.»

Da “Le onde” di Virginia Woolf

La storia che volevamo

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