Il capofamiglia

Il capofamiglia di Ivy Compton Burnett

Il capofamiglia

Titolo: Il capofamiglia

Serie: Stand alone, autoconclusivo

Autore: Ivy Compton Burnett

Genere: narrativa

Tipo di finale: chiuso

Narrazione:  terza persona 

Data di pubblicazione: 14 maggio 2020

Traduzione: Manuela Francescon

Editore: Fazi Editore

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TRAMA:

Il patriarcato trova la sua più fedele espressione nella figura di Duncan Edgeworth: padre tirannico, anaffettivo e lunatico, è il capofamiglia per antonomasia. Attorno a lui si muovono, atterriti o solleticati dal desiderio di sfida, i membri della sua famiglia: la moglie Ellen, naturalmente dimessa e timorosa, le due figlie ventenni Nance e Sybil, tanto egocentrica e sarcastica l’una quanto affettuosa e remissiva l’altra, e infine il nipote Grant, giovane donnaiolo dotato di grande spirito, costantemente in competizione con lo zio, di cui è il perfetto contraltare.

Nella sala da pranzo degli Edgeworth va in scena quotidianamente una battaglia su più fronti: sotto il velo di una conversazione educata, si intuiscono tensioni sotterranee e si consumano battibecchi, giochi di potere, veri e propri duelli a suon di battute glaciali: «non stiamo semplicemente facendo colazione». Fino a quando la famiglia viene colpita da un lutto improvviso, che mescola le carte in tavola innescando una reazione a catena; strato dopo strato, ognuno dei personaggi svelerà la sua vera natura, in un crescendo di trasgressioni che comincia con l’adulterio e culmina con l’efferatezza.

Acume, sagacia, drammi familiari e dialoghi al vetriolo: il meglio di Ivy Compton-Burnett concentrato in un romanzo finora inedito in Italia, che lei stessa considerava il suo preferito. Un tassello importante nella produzione di un’autrice fondamentale del Novecento inglese, amata dai più grandi scrittori: nei suoi diari, Virginia Woolf definiva la propria scrittura «di gran lunga inferiore alla verità amara e alla grande originalità di Miss Compton-Burnett».

Copia inviata gratuitamente dalla CE in cambio di una recensione onesta e sincera.

Oggi, grazie alla Fazi Editore, partecipiamo al Review Tour, organizzato da Raffaella De, per un libro inedito in Italia di Ivy Compton-Burnett. Con il titolo Il capofamiglia, adesso abbiamo la possibilità di leggere il lavoro di questa autrice, definito da essa stessa uno dei suoi preferiti.

Il capofamiglia è un testo particolare, che ritengo possa essere apprezzato soprattutto da chi, al momento, sente la nostalgia delle serate passate a teatro. 

Infatti, tra le pagine di questo libro, sembra proprio di essere seduti su una di quelle belle poltroncine rosse, di sentire dal vivo i dialoghi dei personaggi, di osservarne i gesti e le espressioni. 

La scenografia cambierà in poche occasioni, perché la famiglia Edgeworth è tutta casa e chiesa. Tutte le vicende che si sviluppano nei vari capitoli riguardano, direttamente o indirettamente i suoi membri. I vari personaggi, celandosi dietro un’irritante calma e un notevole rigore vittoriano, si dimostrano, man mano, capaci di compiere azioni riprovevoli e di essere disposti ad ogni compromesso pur di garantirsi ricchezze, onori e privilegi.

«“Che il denaro è la radice di tutti i mali. Sono contenta di ereditare, come negarlo. Ma so che il male che c’è in me viene tutto da lì”».

Il capofamiglia è Ducan Edgeworth, un uomo che, sin dalle prime battute, si percepisce essere dotato di un insopportabile caratteraccio. 

«Di statura e corporatura media, Duncan Edgeworth era un uomo che dava agli altri e a se stesso la sensazione di essere alto. Aveva gli occhi grigi e sottili, capelli e barba grigi e rigidi, una faccia dura e aquilina che dimostrava meno dei suoi sessantasei anni e il portamento altero, impalato.»

Lui fa e disfa, decide e pretende. Anche quando gli eventi gli dimostrano di non poter avere il controllo su tutto, ha la capacità di negare l’evidenza, di girare la frittata e di portare le situazioni a proprio vantaggio. Despota e indisponente, un personaggio chiave che non riesce a farsi amare dai suoi familiari, figuriamoci da noi poveri spettatori.

«Ti prego di non contraddirmi. È una villania che non mi sento di tollerare».

Tutto inizia la mattina di Natale, quando Il capofamiglia, pretende da tutti puntualità nel prendere parte alla colazione di un giorno speciale.

In realtà, questa scena rispecchia una situazione che si ripete quotidianamente e che fornisce un’immagine nitida delle dinamiche familiari, dei ruoli, dei legami e delle principali caratteristiche dei singoli componenti.

Il capofamiglia

Il capofamiglia

Quello che accade tra le mura di casa Edgeworth, viene sottoposto al giudizio, amichevole e spietato, dei vari membri della comunità nella quale vivono. Questi personaggi secondari, come una vera e propria voce fuori dal coro, in occasione della Messa della domenica o delle varie cerimonie, che si tratti di matrimoni o funerali, non si lasciano sfuggire l’occasione di esprimere apertamente o confidenzialmente le proprie impressioni su fatti che, in realtà, dovrebbero rimanere strettamente riservati.

« “È solo questo che è successo. Semplici, meschine dicerie che scompaiono in un soffio, come i fiori di tarassaco. Erano già scomparse quando siete entrati.”»

« “I fiori di tarassaco, quando si disperdono, si depositano un po’ ovunque”.»

Durante i colloqui e gli scambi di battute è sempre presente una sottile ironia che si fa beffe degli stessi partecipanti alla conversazione.

La compostezza e la finta gentilezza, nascondono invidia, cattiveria e opportunismo.

Con uno stile particolare, arguto e irriverente Ivy Compton-Burnett ha dato vita ad una vera e propria opera teatrale.

«“In questa commedia siamo semplici comparse”, osservò Grant. “E le cose non vanno a migliorare, per me. Si sta rivelando tutto più difficile di quanto credessi”».

L’autrice ha saputo rendere grotteschi e velatamente comici degli eventi che altrimenti si potrebbero definire tragici ed incresciosi. Così facendo è riuscita a dare al lettore la sensazione di riuscire a sentire un’eco lontana di tragedia greca.

Non mi soffermo nella descrizione dei vari personaggi, perché la loro “interpretazione” deve essere apprezzata dal “vivo”. Infatti, solo leggendo Il capofamiglia, come da quella comoda poltrona rossa, si può godere della loro coinvolgente performance.

Devo comunque avvisarvi che la lettura non è molto scorrevole, richiede impegno e concentrazione e non ammette distrazioni. Quindi, per apprezzarlo pienamente, questo è un libro che va letto quando si ha la possibilità di farlo con calma, in modo da riuscire a cogliere ogni sfumatura e seguire l’avvicendarsi dei numerosi dialoghi.

Se siete pronti a farlo, aprite le pagine di Il capofamiglia e si va in scena!

«“È naturale che, se otteniamo qualcosa in cambio, riusciamo più facilmente a fare cose che ci ripugnano”.»

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